Il pallone gonfiato

Aprì un occhio e poi l’altro. La stanza sembrava piena di nebbia. Non riusciva a mettere a fuoco gli oggetti. La testa era attaccata alla scrivania. “Colpa dello spumante”, pensò “devo averne bevuto troppo”. Qualche ora prima c’era stata l’inaugurazione del nuovo plesso scolastico, e lei, la direttrice, aveva tenuto un solenne discorso pieno di parole come grandezza, eccellenza, forza, disciplina, ordine.. Poi il rituale rinfresco, con buon vino e spumante.

Doveva essersi addormentata per l’alcool. Adesso però era decisamente sveglia, sentiva i sensi ricollegarsi al cervello, il naso fiutava ancora odore di bignè alla crema, il tatto sentiva i graffi del tempo sulla scrivania. Ma il corpo sembrava leggerissimo, come quando si era svegliata dall’anestesia. Sollevò la testa e con questa si sollevò tutto il tronco. Provò a poggiare i piedi per terra e a sollevarsi con le mani sui braccioli, ma gli arti erano solo delle piccole appendici, come pinne di un tricheco. Era diventata un pallone gonfiato.

Grandezza, eccellenza, forza, disciplina, ordine erano diventate molecole gassose nel corpo della donna. Erano come l’elio per un palloncino.

Per un attimo pensò che fosse solo un brutto sogno, ma quando, con uno scatto improvviso di rabbia riuscì ad allontanare la sedia dalla scrivania, e si ritrovò appiccicata al soffitto come risucchiata da un gigantesco aspirapolvere, dovette arrendersi all’evidenza. La gravità non giocava a suo favore.

L’orrore nel prendere coscienza della situazione, fu interrotto solo dal cigolio della porta. Un bambino entrò, si guardò intorno velocemente e fece per uscire quando una scarpa gli cadde proprio davanti al naso. Sollevò lo sguardo e non si stupì per niente della scena inusuale: “Mi scusi, io sono nuovo in questa scuola, sa dirmi dov’è il bagno?” disse stringendo le gambe. Poi, fissando ancora quella grossa pancia in aria aggiunse: “Anche lei ha la vescica gonfia?”

L’innocente osservazione fu così pungente che il pallone si sgonfiò, sbatacchiato contro tutte le pareti della stanza dalla propulsione delle parole gassose ruttate con violenza. Grandezza, eccellenza, forza, disciplina, ordine, scendevano poi liquide come macchie di vernice fresca dai muri, dai vetri, dagli arredi.

La direttrice si ritrovò sulla sua sedia, sgonfia flaccida e rugosa. Fissò il bambino negli occhi e con un gesto del braccio gli indicò il bagno. Poi, quando il piccolo si era ormai allontanato, liberò una lacrima e da un fil di voce uscì una parola solida: “Grazie”.

4 pensieri riguardo “Il pallone gonfiato

  1. Io, se fossi il Garzanti, aggiungerei nel vocabolario, difianco alle parole, se sono solide o liquide. Potrebbe aiutare chi fa i discorsi a ricordare il significato più profondo di quello che si vuole dire. Sarebbe una bella novità!

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