La giraffa e la formica

Ieri mi è capitato di leggere una vecchia intervista a Schweitzer, e a proposito del suo ospedale, diceva che non voleva che andasse in su, verso il cielo, ma che stesse giù, sulla terra. Allora mi sono ricordata di questo racconto che avevo scritto tempo fa.

C’era una giraffa dal collo lunghissimo, il più lungo del mondo. E c’era una formica piccolissima, la più piccola del mondo.

La giraffa era così alta, ma così alta, che la sua testa era sempre in cielo, oltre le nuvole, ed i suoi occhi vedevano solo uno spazio limpido e immenso, riempito qua e là dal passaggio di qualche angelo. La giraffa mangiava il cibo che gli angeli le procuravano: piante dolci e profumate, dai colori allegri, foglie succulente, piccole e grandi. Cresceva e viveva beatamente.

La formica invece, piccola piccola, con il corpo piccolo e le zampine ancora di più, ammirava il cielo come un tetto lontano, ma vedeva e toccava bene terra, quando era fortunata, altrimenti sterco, spazzatura, liquidi indecifrabili, piante maleodoranti o secche, animali incattiviti.

Un giorno di pioggia e fango, la formica rimase attaccata ad uno zoccolo della giraffa, che ovviamente non si era neanche accorta che piovesse perché la sua testa era oltre le nuvole. Quando tornò il sole, ed il fango si asciugò, la formica riuscì a muoversi, e provò a salire su quell’animale che non aveva mai visto e neanche immaginato potesse esistere. Fu una gran fatica, la formichina non era abituata a quelle altezze, ma la curiosità era tanta, troppa. Ci mise almeno tre giorni per arrivare in cima. Si riposò ogni tanto tra i peli caldi della giraffa, deliziandosi con le briciole di cibo degli angeli che davvero avevano un gusto molto diverso da quello a cui lei era abituata. Era la prima volta che faceva un cammino così lungo in verticale e voleva arrivare fino in cima. Salì sulla nuca e poi ancora uno sforzo fino a sopra la testa, ed infine su un corno. Che spettacolo!! la formica era senza parole!! i suoi occhi vedevano così lontano e ancora non c’era orizzonte, l’aria era tersa e c’erano tanti profumi e qua e là macchie di colore che erano i vestiti degli angeli. Che posto meraviglioso, pensò la formichina, non vorrei più tornare giù, qui si sta troppo bene. E, così, rapita dalla bellezza e dalla pace di quel posto, si distrasse e scivolò fino alla punta del naso della giraffa.

– E tu chi sei? – la giraffa si accorse a malapena di quell’esserino, forse solo per aver provato un po’ di solletico.

– Sono una piccola formica, scusa se ho approfittato di te per arrivare fin quassù, non volevo disturbarti, ero solo molto curiosa.

-Sei davvero molto piccola! Ti vedo a malapena! Ma non mi hai disturbato, anzi, resta pure se vuoi, qui c’è spazio per tutti.

– Mi piacerebbe molto, ma devo tornare giù perché le altre formiche mi aspettano. Ma vieni pure tu a trovarmi, da me non è così bello però ti presenterò altre formiche e ti offrirò le foglie migliori che troverò.

– Grazie, sei davvero molto gentile. Ma non posso proprio scendere da quassù. Vedi il mio collo è così lungo che se dovessi abbassarmi così tanto avrei un pericoloso sbalzo di pressione, e poi mi sbilancerei e rischierei di cadere in un gran botto! E non voglio rompermi le ossa. E grazie per le foglie, ma vedi bene anche tu che il cibo di qua su non ha eguali!

– Certo, hai ragione. Allora scusa il disturbo. Io torno giù, ho delle formiche che mi aspettano. Grazie per l’ospitalità!

La formichina tornò giù, lentamente e un po’ a malincuore. A terra c’erano ad aspettarla le operaie che non avevano digerito l’assenza della compagna. Così la formichina non ebbe neanche il tempo di raccontare quello che aveva visto che si ritrovò a trasportare briciole di sterco di elefante.

Qualche tempo dopo, quando ormai di quel viaggio in verticale la formica conservava solo ricordi sbiaditi, si sentì un gran botto accompagnato da un violento terremoto.

La formichina saltò in aria dal sussulto violento, e ricadde su qualcosa di morbido e umido. Era il naso della giraffa.

– Sei tu cara amica? Hai sentito che botto? Credo che stia per morire, le mie gambe e il mio collo non reggono più.

– Almeno posso farti vedere la mia parte di mondo e presentarti i miei amici.

Non finì di dirlo che migliaia di formiche si erano già radunate lungo tutto il collo dell’animale. E subito arrivarono anche rane, lucertole, lombrichi, topi, serpenti, lepri, zanzare, volpi e tanti altri animali che normalmente sarebbero anche prede e predatori fra loro, ma la giraffa aveva attirato la loro attenzione distraendoli.

La giraffa riusciva a tenere aperto un solo occhio, era proprio in fin di vita.

– E’ bello qui, hai tanti amici. Il profumo non è quello del cielo ma c’è un odore di vita.

– Non sono proprio tutti amici, alcuni vorrebbero mangiarmi, ma almeno so da chi devo difendermi!

– Cara formica, ringrazia tutti qui. Io me ne sto andando. Non ho mai dovuto difendermi da nessuno e nemmeno ho provato il calore di questa terra. Sono contento di aver conosciuto questa parte di mondo. Almeno c’è qualcuno che mi è vicino in questa ultima tappa.

Poi chiuse anche l’altro occhio e si addormentò per sempre.

Tutti gli animali insieme trascinarono l’enorme corpo sul prato verde e fiorito più vicino. Nessuno osò azzannarlo, era una creatura straniera e bisognava rispettarla.

E il giorno dopo non c’era più, forse gli angeli l’avevano portata via.

4 pensieri riguardo “La giraffa e la formica

  1. Questa è una favola bellissima, la leggerò alla mia nipotina.
    Ho sempre creduto che in una favola che si rispetti debbano esserci i buoni e i cattivi e che preferibilmente questi debbano lottare fra loro. Questa storia dimostra che è arrivato il momento di insegnare cose nuove ai bambini…. e soprattutto agli adulti.
    Brava Karin!!!!

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