Zoom

E ancora Ermanno Olmi. Leggo dal suo libro L’Apocalisse è un lieto fine: “ Nella seconda metà degli anni cinquanta la nuova tecnologia iniziò a smuovere i meccanismi ancora ingenui del cinema: migliorarono gli obiettivi, i sistemi di proiezione, la macchina da presa. Lo zoom fu una vera rivoluzione e diede nuove possibilità di linguaggio. Tutti volevano girare i loro film con lo zoom e, presi dall’entusiasmo “zoomavano” in continuazione anche oltre il buon senso.”

Oggi la rivoluzione l’ha portata un nuovo zoom: Zoom, l’applicazione che ci mette tutti insieme in primo piano per collegarci e comunicare con più persone, anche centinaia, contemporaneamente. Il suo ideatore, Eric Yuan, l’aveva desiderata da tanto tempo, da quando ancora era fidanzato con quella che adesso è sua moglie e per vederla doveva fare 10 ore di viaggio. Quindi diciamo che è stato l’amore ad ispirare Eric, è stato un desiderio d’amore. E chissà se avrebbe immaginato il successo che sta avendo questa applicazione a seguito delle restrizioni da pandemia. Si è scoperto che non è necessario fare chilometri per andare al lavoro ma si può rimanere comodamente a casa e avere riunioni anche importanti con una bella camicia stirata e i pantaloni del pigiama, tanto davanti allo schermo siamo come i presentatori dei telegiornali, nessuno li ha mai visti dalla vita in giù. Possiamo partecipare o far finta di partecipare alle lezioni, togliendo la modalità video così nessuno sa che cosa facciamo in contemporanea. Possiamo vedere contemporaneamente tutti i parenti sparsi per il mondo e fare una gran confusione in un luogo neutro e virtuale e nessuno alla fine deve mettere in ordine o lavare i piatti per tutti. Possiamo seguire tante conferenze e presentazioni su temi e argomenti che non avevano prima mai neanche sfiorato la nostra attenzione, ma adesso possiamo farlo anche sdraiati sul nostro letto. Insomma, Zoom ci ha dato il dono dell’ubiquità, possiamo essere in più posti contemporaneamente e con quante più persone allo stesso tempo e poter accedere a tutto lo scibile…Ma, e la persona che è accanto a me, quella che vive sotto il mio stesso tetto, mi accorgo che c’è? Il mio vicino, ho un minuto per lui? Il panettiere, ho tempo per un sorriso?… Non voglio rischiare di “zoomare” oltre il buon senso. Vorrei lasciare che Zoom fosse soltanto una risposta ad un desiderio d’amore.

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